PASSIONE ENGADINA

Alfa Romeo Alfasud, 1972-1984

by DAVIDE PIAZZA

Piu’ di un milione di vetture prodotte in 12 anni, 1.017.387 per la precisione, rende l’Alfasud l’automobile marchiata Alfa Romeo il modello piu’ venduto della storia della Casa milanese. Un risultato che non si ripete’ piu’; per fortuna direbbero oggi i progettisti di allora…

Questa vettura ha, nella sua progettazione e costruzione, una storia travagliata e a tratti quasi inquietante che, ad oggi, suscita ancora molta sensazione.

Il progetto Alfasud ebbe inizio nel 1966 quando l’ allora presidente dell’Alfa Romeo, richiamo’ in servizio il progettista Rudolf Hruska che, dal 1951 al 1959,  fu direttore tecnico del reparto Sviluppo e Progettazione della Casa Milanese. L’incarico, consisteva nella  supervisione da parte di Hruska nella costruzione di un nuovo stabilimento, cosi’ da permettere all’ Alfa Romeo di produrre un nuovo modello anch’esso progettato dal tecnico austriaco. Tutta l’operazione era gestita in maniera del tutto autonoma dalla Casa madre di Arese, attraverso la societa’ Inca-Alfasud s.p.a creata nel Gennaio 1968. Finalmente nel 1971, al Salone dell’automobile di Torino, venne presentata la nuova berlina media dell’Alfa Romeo che suscito’ un certo successo presso il pubblico e la stampa: l’Alfasud portava al debutto il nuovo motore a cilindri contrapposti chiamato comunemente”Boxer” a quattro cilindri di 1186 cc da 63 cv, che forniva prestazioni superiori alle automobili della concorrenza; il design della carrozzeria era opera di Giugiaro che aveva creato una carrozzeria a due volumi e 4 porte di una certa eleganza, a parte le criticatissime cerniere del bagagliaio a vista, che vennero finalmente celate da una fascia in plastica solo anni dopo. Le finiture interne erano piuttosto spartane, pavimento ricoperto in gomma, sedili in finta pelle e cruscotto in plastica che davano un’impressione di una fattura scadente, e purtroppo era proprio cosi’, per non parlare dell’assenza del servofreno su un impianto frenante a 4 dischi, cosa inusuale all’epoca. La produzione dell’Alfasud nello stabilimento di Pomigliano d’Arco , nel sud dell’Italia, ebbe inizio il 1 Aprile 1972 e le prime consegne iniziarono a Giugno quando iniziarono i primi problemi: scioperi, piu’ di 700, conflitti sindacali e ritardi di ogni genere, ne interrompevano continuamente la produzione determinando una qualita’produttiva pessima.Delle 500 vetture al previste al giorno, se ne riuscivano ad assemblare solo 70 e peraltro in modo non conforme alle direttive dell’Alfa Romeo. La Casa milanese pero’ monitorava attentamente, attraverso la rete di vendita e meccanici autorizzati, la situazione per elevarne la qualita’ costruttiva; un esempio su tutti l’eccessivo sforzo lamentato dai clienti al pedale dei freni privi di servoassistenza. Nel 1973 alla presentazione della nuova gamma, l’Alfasud venne equipaggiata di servofreno ed, al prezzo di 56.000 lire italiane, si poteva montarlo sulle vetture che ne erano prive. Si colse l’occasione di presentare la versione sportiva “TI”a due porte e frontale a 4 fari, forse l’Alfasud piu’ ricordata fino a oggi, con potenza aumentata a 68 cv e cambio a 5 marce, soluzione molto gradita ai clienti dell’ Alfa Romeo. Nel 1975 venne presentata la “L” finalmente con finiture piu’ curate , sedili in velluto e tappeti in tessuto, e anch’essa dotata di cambio a 5 marce; restava comunque in listino la versione a 4 denominata”N”. Venne anche presentata anche un’inedita versione Station Wagon a 3 porte che pero’ non ebbe il successo sperato soprattutto a causa del design poco felice della carrozzeria e il prezzo troppo elevato; uscira’ di produzione nel 1980 dopo 5900 esemplari costruiti.

Nel 1976 venne presentata la “Sprint” coupe’ a 3 porte sempre disegnata da Giugiaro, che purtroppo, a causa della solita qualità mediocre e del prezzo elevato, ebbe un successo limitato.

Il piu’ grande problema dell’Alfasud fu l’affidabilita’ minata da errori e negligenze da parte delle maestranze di Pomigliano d’Arco poco collaborative; si arrivo’ ad un milione di ore di assenteismo, rifiutandosi di partecipare a corsi di formazione continua. I lamierati venivano lasciati all’aperto per giorni e non venivano puliti prima del processo di verniciatura, innescando cosi’ il grande problema della corrosione che fu il principale nemico dell’Alfasud, risolto solo in parte nei primi anni 80, dopo anni di tentativi, col sistema antiruggine “Zincrometal”. Nel 1982 fu finalmente presentata la versione “SC” col portellone posteriore che, purtroppo, aveva una rigidita’ strutturale inferiore della berlina a 4 porte. Alla presentazione nel 1983 dell’ Alfa 33, la gamma Alfasud venne ridotta e l’anno successivo se ne decise la fine della produzione. Dell’ Alfasud resta il rimpianto di un’occasione sprecata. Comunque fu un’idea coraggiosa ed innovativa che verra’ ricordata ancora per molto tempo.

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