PASSIONE ENGADINA

Alfa Romeo Giulietta 1977

by DAVIDE PIAZZA

Non si butta via niente. In quest’ottica la  dirigenza  l’Alfa Romeo decise che era arrivato il momento di pensare alla sostituzione dell’ormai anziana Giulia che era sul mercato dal 1962. Il progetto 116.44/50 venne improntato al massimo risparmio sui costi di progettazione e sviluppo utilizzando come base il telaio e la meccanica dell’Alfetta presentata l’anno prima. Lo studio della carrozzeria venne affidato al centro stile della Casa  diretto da Ermanno Cressoni già noto per essere stato il primo architetto in assoluto assunto in un’ azienda automobilistica come responsabile del Centro Stile.

La definizione del design della carrozzeria e degli interni fu lunga e tormentata e durò più di tre anni mentre per la meccanica le cose andarono più velocemente e si arrivo’ al Novembre 1977 quando, finalmente , la “Nuova Giulietta” venne presentata alla stampa scegliendo una  location suggestiva: Taormina; splendida cittadina della Sicilia. Al momento dell’esordio era disponibile in due versioni: 1.3 da 95 CV e 1.6 da 109 Cv che era il top di gamma anche per le dotazioni di serie.

All’interno spiccava una plancia moderna e funzionale mentre all’esterno risaltavano i paraurti integrali in metallo verniciati in grigio scuro che davano l’effetto plastica senza avere i benefici della riduzione del peso e dei costi di produzione: una stranezza dell’epoca. Ma l’argomento che fece discutere molto la stampa fu il design della coda della Giulietta definito a “sedere d’anatra” (non proprio in termini così educati) che la clientela tradizionale della casa non gradì molto. La nuova vettura media della Casa milanese era posizionata, come prezzo e prestazioni, un gradino sotto l’Alfetta e sostituì come previsto la Giulia e anche la 1750/2000. Al contrario del modello superiore, per la Giulietta non venne prevista la commercializzazione in Nordamerica, che fu un disastro per la “Sport Sedan”, l’Alfetta venduta (poco) negli States. Nel 1979 venne presentata la 1.8 con 122 CV, a mio parere la motorizzazione più adatta e, l’anno successivo, la 2.0 Super da 132 CV con un allestimento esterno giudicato un po’ kitsch già all’epoca. Nel 1981 arrivò la seconda serie con un restyling che interessò molti dettagli sia esterni che interni; venne finalmente eliminata la fascia satinata posteriore che si scoprì causava pericolosi riflessi in condizioni particolari di luce: se avevi una Giulietta davanti in una giornata di sole non vedevi l’ora di sorpassarla; il riflesso sulla fascia argentata posteriore ti sparava dritto negli occhi. Il restyling fu l’occasione anche di montare nuovi paraurti in plastica, stavolta vera, e fascioni protettivi laterali a seconda delle versioni. Due anni dopo esordì la “Turbodiesel“ con motore VM da 82 CV, non particolarmente apprezzata dalla clientela. Nel 1984 in occasione della presentazione della terza serie, la gamma venne completata dalla versione “ 2.0 Turbo Autodelta” da 170 CV, caratterizzata da un look molto sportivo, con verniciatura nera metalizzata e dagli interni di un colore rosso molto vistoso. Fu l’ultima Alfa Romeo a fregiarsi del marchio Autodelta, il marchio sportivo della Casa Milanese. La Giulietta fu l’unico modello della Alfa Romeo a non essere impiegata nelle competizioni e non fu mai adottata come auto di pattuglia dai Carabinieri. Nel 1985 dopo 380.000 esemplari prodotti, di cui 361 Autodelta, fu sostituita dall’Alfa 75.

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