PASSIONE ENGADINA

Alfa Romeo Alfa 6, 1979-1987


Mi piace scrivere di automobili dalla storia progettuale e commerciale sfortunata. A mio modesto parere, a parte qualche rara eccezione e qualche gustoso aneddoto storico, la storia delle auto best seller è meno intrigante. La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, dice un vecchio proverbio, e l' Alfa Romeo con il progetto 119 questa strada la percorse tutta.

Dopo l’uscita di produzione della grossa berlina 2600 nel 1969, anche lei poco premiata dalle vendite, nel 1973 la Casa milanese volle ritentare la sorte e rientrare in grande stile nel settore delle berline di lusso; mise in cantiere il progetto 119, l’Alfa 6 appunto. 
Purtroppo nel Novembre di quell’anno scoppiò la guerra del Kippur e i vertici dell’IRI, allora proprietaria dell’Alfa Romeo, congelarono il progetto, anche se ormai era gia’ definito in tutti i dettagli e l’auto pronta per essere messa in produzione e portare al debutto il nuovo motore 2500 V6, interamente in alluminio, all’avanguardia per quei tempi .

Il design della carrozzeria era ispirato a quello dell’ Alfetta, ma non la meccanica che, per l’Alfa 6, era specifica .

Passarono 6 anni e la dirigenza Alfa Romeo decise di deliberare il progetto esattamente cosi’ com’era e questo fu il primo di una serie di errori che afflissero questo sfortunato modello. Alla presentazione ufficiale fu chiaro a tutti che era un’ auto mal riuscita:
il design della carrozzeria era ormai datato, con uno sbalzo posteriore eccessivo e poco armonioso, dei fari troppo grandi e alcuni particolari di gusto un po’ «barocco».
L’ abitabilita’ interna posteriore era compromessa dal tunnel centrale che, come nell’Alfetta, ospitava il cambio al retrotreno mentre nell’Alfa 6 non era presente. Quindi in teoria, nelle intenzioni dei progettisti, si sarebbe dovuto liberare spazio per i passeggeri seduti dietro.
Per quale motivo il quinto passeggero doveva forzatamente viaggiare con le ginocchia in bocca?

Lo schema dell’ Alfetta non consentiva di montare l’eventuale cambio automatico al retrotreno, ma gli stampi rimasero comunque gli stessi perché non c’erano i mezzi finanziari per progettare un nuovo pianale.

La nota piu’ positiva era il motore 2500 V6 , interamente in alluminio e con una potenza di 158 Cv, abbinato ad un raffinato e costoso cambio ZF a 5 rapporti ad H invertita gia’ utilizzato sulla Montreal .

Un’altra caratteristica a favore dell’Alfa 6 era la qualita’ degli interni dell’abitacolo superiori alle Alfa Romeo dell’epoca. Ma tutto ciò non fu sufficiente a convincere la clientela, nemmeno gli alfisti piu’appassionati.
Non ultimo, un aspetto penalizzante era rappresentato da un consumo di carburante decisamente eccessivo: 7 chilometri con un litro di benzina era la norma …..

Nel 1983, nel tentativo di ravvivare le vendite, venne presentata la seconda serie: le modifiche si concentrarono solo sull’estetica appesantendone ulteriormente la linea .
Con il restyling la gamma venne ampliata con la versione 2000 V6 a benzina e 2500 Turbodiesel, ma a causa del peso elevato del corpo vettura le prestazioni furono piuttosto modeste. Dopo 4 anni con le vendite ormai ridotte al lumicino, l’Alfa 6 uscì dai listini.
In circa 9 anni la produzione si fermò a quota 12.000 esemplari;
gli ultimi 25 finirono in Polonia e in altri Paesi dell’Est Europa dopo 2 anni di giacenza nei piazzali di Arese.