PASSIONE ENGADINA

Autobianchi A 112 Abarth, 1971-1985


Esemplari di questa piccola auto non se ne vedono più in circolazione da parecchio tempo ormai.
Eppure, fino alla fine degli anni Ottanta, prima della commercializzazione delle prime automobili dotate di dispositivi antinquinamento, se ne vedevano ancora circolare molte. Poi a forza di campagne per la rottamazione lanciate dalle Case automobilistiche, l’Autobianchi A 112 ha avuto un destino simile ai dinosauri…  si è estinta. Io me la ricordo benissimo anche perché una mia vicina di casa, innamorata della A 112, ad ogni restyling dell’auto presentato la sostituiva col nuovo modello. L’Autobianchi A112 è stata prodotta in ben sette serie dal 1969 al 1984, e ad ogni cambio vettura c’era il giro premio per me. Una in particolare me la ricordo: era di colore blu di una tonalità molto particolare che, come ho scoperto di recente, non fu molto apprezzata all’epoca, il nome è Azzurro Bahamas, codice interno 451 F, con cofano motore nero opaco, riservato solo per la versione Abarth.
La carriera della A112 iniziò nel ottobre del 1969 debuttando al Salone dell’Automobile di Torino, condividendo la ribalta con un’altra auto che rappresentò una svolta storica per il Gruppo Fiat, la 128: prima vettura media a trazione anteriore col marchio della Casa Torinese. Il marchio Autobianchi era stato assorbito dalla Fiat nel 1958 dopo circa un ventennio di comproprietà con la Famiglia Bianchi, originaria fondatrice dell’azienda, e Leopoldo Pirelli, patron della omonima azienda di pneumatici. Nelle intenzioni della Fiat c’era il chiaro obbiettivo di contrastare il successo della Mini che in Italia veniva assemblata su licenza dalla Innocenti di Milano: praticamente fu come un derby Milan-Inter visto che lo stabilimento Autobianchi era a Desio, una manciata di chilometri di distanza. La gamma A112 all’inizio era limitata ad una versione unica con il classico motore 903 cc da 44 cv che era un caposaldo della produzione Fiat dell’epoca. l’allestimento fu giudicato severamente dalla stampa, bollandolo come troppo spartano, nonostante un prezzo di vendita non proprio popolare, che comunque non impedì un buon successo nei primi 2 anni di produzione; con 85mila esemplari di cui 35mila venduti all’estero, l’obbiettivo fu centrato. Nel 1971, con la seconda serie, la gamma venne allargata a tre versioni: Normale, "E” che stava per Elegant, e finalmente la tanto attesa versione sportiva, già annunciata nel 1970 da un prototipo che Carlo Abarth presentò alla stampa con la malcelata intenzione di attirare l’attenzione della Casa torinese su una futura collaborazione. Il prototipo di colore bianco e rosso con parafanghi allargati e cerchi cromati, fu regolarmente immatricolato nel gennaio 1970 e consegnato al direttore del Reparto Esperienze della Fiat che lo testò a lungo giudicandolo però troppo estremo per un’eventuale entrata in produzione; quindi, venne totalmente modificato. La A112 Abarth con motore 982 cc e potenza di 58 Cv venne posta in vendita nel settembre 1971 al prezzo di 1.325.000 lire italiane e andò a ruba. I 400 esemplari di preserie costruiti tra luglio e agosto, appositamente per il lancio, vennero venduti in 2 giorni e tutti dell’unico colore disponibile per questo modello cioè Rosso Corsa con cofano, passaruota e pannello posteriore nero opaco che ne caratterizzava il carattere sportivo. La stessa Fiat ne fu sorpresa e dovette aumentare la produzione in gran fretta per evadere gli ordini che aumentavano vertiginosamente, circa 500 al mese. Si arrivò nel 1973, quando si decise di aumentare la cilindrata a 1050 cc e la potenza a 70 Cv, ma solo nel 1978, con la quarta serie, si ebbero modifiche importanti come l’innalzamento del padiglione di 20 mm per aumentare l’abitabilità interna, un restyling di carrozzeria e un cruscotto di nuovo design. A mio parere questa è la serie più riuscita dell’A112 prima dell’avvento dei restyling barocchi degli anni 80; infatti dopo soli 18 mesi verrà presentata la quinta serie, finalmente dotata di cambio a 5 marce, ma già con particolari in plastica non molto riusciti come si vedrà in seguito. Cominciò così un continuo affinamento delle dotazioni, dei colori della carrozzeria e sesta serie nel 1982, quando l’A112 Abarth esternamente perse la sua connotazione sportiva, con un allestimento più sobrio, che purtroppo venne meno nella settima e ultima serie presentata nell’aprile del 1984. Ormai la A112 aveva fatto il suo tempo ed era già pronta al lancio la sua sostituta, la Y10. Si cercò quindi di rendere ancora appetibile la piccola Autobianchi con modifiche che poi si rivelarono inutili e 9 mesi dopo la produzione, di fatto fu sospesa per smaltire gli stock.
L’ultima A112 Abarth fu immatricolata in Francia nel luglio 1985, dopo 121.699 esemplari, equivalenti a meno del 10% della produzione totale A112.  Ad oggi si stima che, tra prima e ultima serie, siano sopravvissute circa 400 Abarth.