PASSIONE ENGADINA

Ferrari Dino 206/246 GT, 1967-1973


Più che un auto fu un monumento alla memoria di un figlio perduto.

Era il 1956 quando un talentuoso giovane di 24 anni, laureando in Ingegneria Meccanica, venne stroncato dalla distrofia di Duchenne; una malattia genetica molto rara che non gli lasciò scampo. Alfredo, ma conosciuto da tutti come Dino, era il figlio primogenito nato dal primo matrimonio di Enzo Ferrari e Laura Garello. Nel 1952 iniziò a collaborare nella progettazione dei motori delle auto dell’azienda di famiglia. Poco prima di morire, Dino sviluppò gli studi sul progetto di un propulsore da montare su una berlinetta compatta. 

Nel giugno 1956 quando Dino morì, Enzo Ferrari, distrutto dal dolore, si fece consegnare tutti i disegni del figlio e li portò nella sua seconda casa, che da allora divenne la sua vera abitazione, costruita ai bordi del circuito di Fiorano. Solo nel 1965, su richiesta di Mario Forghieri noto progettista della Ferrari, si potè dare un seguito al progetto che diede vita alla Ferrari Dino 206. Nel 1967 finalmente venne presentata la nuova berlinetta sportiva della Casa di Maranello, ma il nome Ferrari non compariva: c’era solo la scritta DINO in corsivo su fondo giallo. Così volle Enzo Ferrari e il motivo non lo spiegò mai. Il design della carrozzeria fu affidato come tradizione alla Pininfarina e la realizzazione  alla carrozzeria Scaglietti di Modena. Il motore 2000 cc a sei cilindri a V, di 180 CV di potenza, era proprio quello progettato da Dino Ferrari un anno prima della sua morte ed era talmente affidabile che, nelle varie evoluzioni, venne utilizzato fino alla metà degli anni 80.

La Dino 206 non venne apprezzata fino in fondo dalla clientela Ferrari di allora; in particolare i "fedelissimi" della Casa modenese non capivano l’assenza del Cavallino Rampante sui fregi della carrozzeria dell’auto. Fu soprattutto questo il motivo del suo scarso successo sul mercato: vennero prodotti solo 152 esemplari fino al 1969 nonostante fosse una delle più belle Ferrari mai realizzate, a mio modesto parere.

In quello stesso anno la Ferrari presentò la 246 GT, che doveva essere l’evoluzione della 206 GT nei piani originari ma, in quel periodo che divenne storico, la Casa modenese venne assorbita dalla Fiat e il motore Dino della 206 GT venne installato sulla sportiva torinese con lo stesso nome; credo sia stata anch’essa un’ottima automobile di cui scriverò prossimamente. La Ferrari 246 GT venne presentata al Salone dell’Automobile di Torino nel 1969 e mise in luce le sue nuove caratteristiche tecniche rispetto alla 206 GT: motore inclinato di 65 gradi con basamento in ghisa, più pesante ma meno sensibile alle vibrazioni e cilindrata portata a 2400 cc con un aumento della potenza a 195 CV. La carrozzeria venne allungata di 90 mm rendendo il corpo vettura, questa volta totalmente in acciaio, più pesante di 200 kg ma questa particolarità non comprometteva assolutamente le prestazioni visto l’aumento di potenza.

Con la 246 GT la Dino entrò nel cuore degli appassionati di auto sportive e negli anni verrà prodotta in 3 serie: la”L”, dal 1969 al 1970, la "M” equipaggiata di nuovi freni a disco e nuovi interni; questa serie venne lanciata nel 1971 e rimase in produzione pochi mesi. Con la serie "E” del 1972, l’ultima, nacque la GTS con il tettuccio rigido asportabile tipo "Targa”che riscosse molto successo con più di 1200 auto prodotte in un solo anno. L’anno seguente, dopo 3741 esemplari tra GT e GTS prodotti, la 246 venne sostituita dalla Dino 308 GT4 disegnata da Bertone.

Davide Piazza