PASSIONE ENGADINA

Maserati Quattroporte, 1963-1970

by DAVIDE PIAZZA

All’inizio degli anni 60 l’offerta di berline ad alte prestazioni era molto ristretta: a parte Jaguar e Mercedes-Benz, l’industria automobilistica, soprattutto italiana, non poteva offrire modelli che coniugassero velocità e comodità. Mentre Isotta Fraschini chiudeva i battenti e Lancia stava per entrare nella peggiore crisi della sua storia, a Modena si stava tenendo una cena tra il giornalista sportivo Gino Rancati e Omer Orsi, che altri non era che il figlio di Adolfo, l’allora proprietario della Maserati. Il giornalista tra un brindisi e l’altro, toccò l’argomento a cui io ho accennato all’inizio di questo articolo e Omer Orsi, che era un uomo molto intelligente e dotato di un forte senso degli affari, capì immediatamente che i tempi erano maturi per un’auto così innovativa. In quel periodo la situazione finanziaria della Maserati era molto florida, erano ancora lontani il baratro del fallimento e la cessione dell’azienda alla Citroen. Ottenuta l’approvazione di Adolfo Maserati il progetto 107 prese il via; Il motore a otto cilindri a V  4200 da 260 CV della 420 S era già disponibile, mancava solo il telaio e una bella carrozzeria. La progettazione del nuovo telaio venne affidata al mitico ingegner Alfieri, al design della carrozzeria ci pensò Pietro Frua; uno dei più grandi designer italiani dell’epoca, creando una linea che abbinava sportivita’ ed eleganza.

A pochi giorni dal debutto al Salone dell’Automobile di Torino del 1963, la prima vera ammiraglia italiana del dopoguerra non aveva ancora un nome; come dicevo, Omer Orsi era estremamente intelligente e, come diremmo oggi, un uomo di marketing.

Scelse “Quattroporte” un nome semplice ma efficace, che in futuro divenne un vero e proprio marchio di fabbrica. La vettura era grande, era lunga 5 metri, decisamente fuori misura rispetto alle più compatte auto dell’epoca, ma Pietro Frua riuscì ad impostare una linea di carrozzeria imponente sì, ma anche estremamente elegante, anche se i puristi del marchio la trovarono un po’ troppo massiccia. L’interno, grazie al passo di ben 2 metri e 75, offriva spazio abbondante per cinque persone con comodi sedili in sontuosa pelle Connolly, una strumentazione completissima da vera sportiva, 4 vetri elettrici e un impianto di aria condizionata all’avanguardia per quei tempi; tuttavia la plancia venne ritenuta un pò troppo rude: c’era molto metallo lucidato ma nessuna traccia di legno pregiato. L’auto piacque molto alla clientela a cui era destinata e a molte celebrità dello sport e dello spettacolo tra cui l’attore Peter Ustinov, che ne ordinò un esemplare color visone da cui non se ne separò fino alla morte. L’Aga Khan ne acquistò addirittura 2 insieme. Nel 1965 l’attore italiano Alberto Sordi, noto per la sua parsimonia, non riuscendo a strappare uno sconto a Omer Orsi in persona, ottenne di poter avere il pagamento a rate della sua Quattroporte che oggi, ritrovata e restaurata, è di proprietà della famiglia Orsi.

Nel 1966 venne presentata la seconda serie con l’adozione di nuovi gruppi ottici a 4 fari rotondi (la prima serie ne aveva 2 singoli rettangolari) e, finalmente, la plancia aveva degli inserti in legno pregiato. Nel 1969 la cilindrata venne aumentata a 4700 cc, con una potenza di 290 CV,  che consentiva alla Quattroporte di raggiungere i 260 Km/h. Il successo di questo modello colse impreparata la dirigenza Maserati che, per una prudenza forse eccessiva, aveva impostato l’assemblaggio di un esemplare al giorno e, per la prima volta nella storia della Casa modenese, la linea di produzione funzionava su 2 turni. Nel 1970 dopo 679 esemplari, di più non se ne riuscirono a costruire, le catene di montaggio vennero fermate. La seconda generazione della Maserati Quattroporte, dopo 13 esemplari di preserie, di cui almeno 5 si suppone siano sopravissuti, non arrivò mai in produzione.

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