PASSIONE ENGADINA

Alfa Romeo Arna, 1983-1987

by DAVIDE PIAZZA

“ Arna, e sei subito Alfista!”; recitava lo slogan pubblicitario per il lancio della nuova auto di segmento inferiore all’Alfa 33 presentata pochi mesi prima. Gli estimatori del Marchio milanese, quando fu presentata al pubblico, presero la notizia come un insulto alla propria madre; un’ottimo inizio non c’è che dire. Sulla carta l’idea era buona, ma le difficolta’incontrate dall’ Alfa Romeo, che emergevano nell’industrializzazione del progetto e, soprattutto, la diffidenza e il forte pregiudizio che suscito’ in Italia l’operazione Arna fu per l’Alfa Romeo un clamoroso flop commerciale; ma andiamo con ordine.

Alla fine degli anni settanta la direzione della Casa milanese, a quel tempo di proprietà di un Ente italiano di nome IRI, si rese conto di non avere nella propria gamma un modello; di categoria e prezzo inferiore dell’ Alfasud. Capitali freschi da investire non ce n’erano e quindi si penso’ di “fotocopiare” l’accordo tra l’allora Gruppo British-Leyland e Honda per l’assemblaggio e la commercializzazione di un unico modello, ma di marchi diversi; il tutto per aggirare i dazi all’epoca imposti dalla UE sulle importazioni delle auto nipponiche. La Honda Ballade, una berlina a 4 porte, rinominata Acclaim con l’ormai estinto marchio Triumph. Modelli da consegnare all’eterno oblio… a mio parere.

L’accordo di partenariato tra l’Alfa Romeo e la Nissan, denominato ARNA, venne firmato dagli allora presidenti dei rispettivi marchi Takashi Ishihara ed Ettore Massacesi il 9 Ottobre 1980 ed appariva una novita’ assoluta nell’Europa continentale: la joint venture, come si direbbe oggi, prometteva 3500 nuovi posti di lavoro e una fusione di sviluppo e costruzione anche se limitato ad un solo modello; peccato che tutta l’operazione, alle nostre latitudini, fu davvero mal gestita.

Nissan avrebbe fornito il 20% del lavoro necessario all’assemblaggio della vettura; in parole povere dal Giappone venivano spedite le scocche grezze mentre in Italia sarebbero state completate con meccanica Alfa Romeo e componentistica nippo-italiana. Il sito produttivo venne costruito, a tempo di record, a Pratola Serra, che non era lontano dagli stabilimenti Alfasud di Pomigliano d’Arco sempre nella stessa regione nel sud dell’Italia. Il modello di auto su cui si reggeva l’intera operazione era la Nissan Cherry N12, un classico esempio di utilitaria dal design anonimo tipico delle auto orientali, che i designer italiani avrebbero dovuto migliorare con gli stilemi Alfa. La meccanica scelta fu il motore 1200 cc a cilindri contrapposti dell’ Alfasud come pure il sistema delle sospensioni. A parte i problemi edilizi che , a causa dalla rapidita’ imposta dall’Alfa Romeo nella costruzione dello stabilimento, furono evidenti gia’prima dell’arrivo dei macchinari per l’assemblaggio delle vetture che, una volta messi in esercizio, riservarono un’altra amara sorpresa: la scocca della Nissan non si adattava alla meccanica italiana; lost in translation? Forse. O i tecnici inviati da Milano a Tokio si dimenticarono gli attrezzi di misurazione in qualche officina italiana oppure…il sistema Alfasud era ancora in auge.

Quindi vennero spesi, da Alfa Romeo ovviamente, un’enorme quantita’di denaro (pubblico) per modificare gli attacchi del motore e delle sospensioni direttamente nelle fabbriche giapponesi causando altri ritardi nella produzione. Nel frattempo la Casa milanese aveva presentato l’Alfa 33 che sostitui’ con successo l’Alfasud.

Al Salone di Ginevra del 1983 l’ Alfa Romeo si trovo’ nella grottesca situazione di presentare due nuovi modelli con quasi la medesima meccanica; L’Alfa33 e appunto la nippo-italiana Arna 1.2 L e SL a tre e cinque porte. Inutile dire chi fu la regina della kermesse svizzera e la nuova utilitaria italiana di origini orientali fu oscurata dalla sorella maggiore. Dopo tanti anni si puo’ dire che forse l’Arna fu giudicata troppo severamente; la meccanica italiana in realta’ era di prim’ordine, cosi’ come la qualita’ della componentistica di origine Nissan Cherry, superiore agli standard Alfa Romeo dell’epoca ma in Italia come dicevo all’inizio, fu deciso che l’Arna doveva morire. All’esecuzione della sentenza ci penso’il Gruppo Fiat nel 1986, quando rilevo’ la Casa milanese. La produzione dell’utilitaria Italo-Giapponese venne interrotta dalla sera alla mattina dall’allora AD Romiti con una telefonata; le ultime vetture completate vennero svendute a enti pubblici, le scocche grezze rimasero per molto tempo nei magazzini di Pratola Serra che nel frattempo venne riconvertito alla produzione di cambi e motori per l’odierno Gruppo Fca. L’Arna rimane con i suoi 52mila esemplari venduti in 4 anni, uno dei piu’noti flop nell’industria automobilistica; il risvolto tragicomico di tutta l’operazione fu che l’unica a perderci miliardi di vecchie lire italiane fu l’Alfa Romeo dato che nel Sol Levante non ci rimisero uno Yen….

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