PASSIONE ENGADINA

Fiat 130 1969-1977

by DAVIDE PIAZZA

“Il settore 3 litri ci interessa”, “con la Fiat 130 anche noi vogliamo dire la nostra”, e ancora, “i 44 punti della sua sicurezza”; cosi’ chiosava la cartella stampa data ai giornalisti dall’ufficio relazioni esterne della Casa torinese il 13 marzo 1969, durante il Salone di Ginevra di quell’anno per il lancio della nuova berlina di lusso italiana. La parola d’ordine in Corso Marconi a Torino era “Grandioso”. Credo che ai piani alti a Stoccarda, la cosa facesse sorridere quando la videro…

In realtà l’idea della Fiat era di tornare nel segmento di mercato delle ammiraglie di lusso fin dagli anni 20. L’unica vettura di tale livello era stata la”2800”, costruita dal  1939 al 1943, anno in cui  la produzione, di soli 380 esemplari,  venne  interrotta dagli eventi bellici e mai piu’ripresa. Passarono gli anni durante i quali furono effettuati studi e collaudi di un motore a 8 cilindri di 4.2 litri ma non si arrivo’ a nulla. Le berline 1800/2300 del 1961 furono un prodotto eccezionale per l’epoca, ma il design della carrozzeria era troppo legato allo stile “americaneggiante” molto in voga nella prima metà degli anni 60, quindi destinato a stancare prima del tempo programmato dalla Casa torinese., Nel 1967,  la Fiat si trovo’ a mettere le berline a 6 cilindri fuori produzione senza un modello nuovo per sostituirle.

L’idea di un’auto di lusso venne a Gianni Agnelli e all’Ingegner Nasi che, oltre ad esserne il cognato, era il direttore del Centro Studi della Fiat.La richiesta fu sottoposta a Dante Giacosa, il mitico progettista a cui si deve la creazione di tutte le piu’ famose utilitarie prodotte in Italia.Egli non manco’, come fece piu’ volte durante la sua permanenza in Fiat, di ritenere i tentativi di allargare la gamma verso l’alto, inutili e dannosi. Quando la decisone fu presa  dalla Direzione della Casa, l’Ing Giacosa, che gia’ era prossimo alla meritata pensione, si rifiuto’di collaborare e venne sostituito da Gaudenzio Bono nello sviluppo del progetto X1/3. Questo codice di fabbrica significava con la lettera X, alta segretezza, un progetto al di fuori della numerazione della Casa. X1/9 vi dice qualcosa?

Per decenza non vi diro’ i cognomi dei tecnici che disegnarono la carrozzeria della 130 perche’ suonano un po’ premonitori sul destino della berlina torinese. Il motore venne studiato da Aurelio Lampredi che in futuro progetterà i motori Diesel della Fiat, mentre il telaio era di nuova generazione con alcune reminescenze della coupe’ Dino, negli ultimi 2 anni di progettazione che inizio’ nel 1963, ed ebbe termine nel Novembre 1968.

Come citavo all’inizio, la nuova Fiat 130 venne presentata a Ginevra l’anno successivo e non ebbe il successo sperato; la linea esterna era nel complesso equilibrata, ma  piuttosto appesantita da uno smodato quantitativo di grandi finiture cromate che attraversavano tutta la vettura dalla coda al frontale che, tra l’altro, era composto da una calandra a quattro fari dal disegno inutilmente elaborato, che oggi giudicheremmo “kitsch”.

Il design del cruscotto era un capolavoro di eleganza e razionalita’ che purtroppo mal si sposava con l’aspetto esteriore della vettura. La 130 era dotata di un motore 2800 cc da 140 cv , giudicato dalla stampa specializzata inadatto alla mole della vettura. Al contrario, la 130 venne apprezzata per la comodita’ e cura costruttiva. Per la prima volta su un’auto italiana, veniva montato un cambio automatico di origine GM a tre rapporti di serie: il cambio manuale era un optional, una particolarita’ che venne invertita con la seconda serie nel 1971 quando venne presentata la Coupe’disegnata da Pininfarina, con un nuovo motore portato a 3200 cc  e con una potenza di 165 cv; con un corpo vettura piu’ leggero, le prestazioni della meccanica davano qualche soddisfazione in piu’, ma non il consumo di carburante che restava eccessivo. Lo stesso propulsore venne montato anche sulla berlina della seconda serie, come la plancia che venne unificata per le due versioni, abbandonando la soluzione della 130 del 1969.

La crisi petrolifera del 1973 diede il colpo di grazia all’ammiraglia torinese. Nel 1975 vennero bloccate le esportazioni e l’anno successivo, dopo 15.093 esemplari venduti per lo piu’a Enti Statali e suddivisi in circa 6000 con motore 2800 e novemila con cilindrata 3200, la produzione venne interrotta. Un altro fattore che contribui’ al fallimento del progetto X1/3 fu il mancato sbarco negli Stati Uniti che, forse, sarebbe stato  il mercato piu’idoneo per una vettura come la Fiat 130. La Coupe’ rimase in vendita fino all’autunno 1977 totalizzando 4.491 auto vendute.

Dopo questo fallimento la Fiat, cosi’come gli altri costruttori generalisti di automobili, abbandono’per sempre il segmento delle berline di lusso ad alte prestazioni.

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